MWC18Riflessioni generali 

Mobile World Congress, Future looks good. Ovvero?

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Un po’ di riflessioni generali di rientro da Barcellona, dove si è recentemente svolto il Mobile World Congress, la più importante fiera internazionale dedicata ai device mobili e alle app. Quasi un migliaio di espositori, centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo, spazi così grandi che per percorrerli si sfruttano i tappeti mobili. Anche con tutta la buona volontà (e le scarpe più comode) non si può che avere una visione parziale di tutta l’offerta.

Senza entrare troppo nel tecnico, i temi trattati sono perfettamente sintetizzati dalla canzone che è stata scelta come colonna sonora dell’evento e che ha accompagnato ogni presentazione: “Future looks good”.

Poteva quindi capitare di imbattersi in piccoli stand quasi invisibili che raccontavano piccole grandi rivoluzioni, come ad esempio MJS Seras, un piccolo dispositivo da mettere all’orecchio che permette di prevedere con 3 minuti circa di anticipo l’arrivo di una crisi epilettica, segnalandola via app alle persone interessate. Abbastanza per sdraiarsi o mettersi al sicuro. A raccontare questa invenzione al pubblico una giovane ragazza che fa parte del team di 5 persone che l’ha portata a realizzazione. A differenza delle ragazze pagate per presidiare gli stand, i suoi occhi brillavano mentre raccontava che è in sperimentazione in un grosso ospedale spagnolo e che l’idea è arrivata alla fondatrice per poter monitorare le crisi della figlia. Insomma, il futuro in questo caso sembrava davvero migliore.

In altri casi invece sembrava più simile a una grande sala giochi per bambini danarosi, con aeroplanini telecomandati sempre più potenti e performanti (ho perso il conto degli stand dedicati ai droni) e simulatori iper-realistici per fare gare automobilistiche più avvicenti o rischiare di scontrarsi con un vicino mentre si è alle prese con un VR.

Neurogaming
Neurogaming allo spazio Start-up del Mobile World Congress 2018. I visitatori stanno testando un gioco multiplayer in cui l’esperienza è resa più realistica e fisica grazie all’uso dei VR.
Ferrari @MWC18
Ferrari in esposizione al MWC18. Sul retro dell’enorme stand, quattro postazioni per simulare l’esperienza di gara.

Molta robotica e oggetti intelligenti che a breve saranno così presenti nelle nostre vite da sembrarci quasi scontati: dagli orologi per bambini con GPS e controllo delle funzioni vitali degni di Black Mirror all’intelligenza artificiale applicata alla domotica per dialogare con la propria casa in linguaggio semantico. Degno di nota lo stand della SoftBank, col mitico Pepper che interagiva in modo intelligente con il pubblico.

Difficile resistergli quando fa gli occhi dolci e ti tende una mano…

Pepper @MWC18

Guardare dall’alto questa enorme fiera brulicante di persone è come abbattere la quarta parete. Vedere gli allestimenti degli stand senza rimanere abbagliati dalle luci, dai gadget e dalle immagini in movimento fa cogliere l’enorme lavoro dietro questo evento.

MWC18
Vista dall’alto degli espositori del padiglione 8 @MWC18

La vista dall’alto aiutava a tornare coi piedi per terra: nel rimbecillimento del bagno di folla immersi in tutto questo scintillio e queste novità, si finiva per assistere a un bel film ricco di effetti speciali che però regalava poche emozioni. Non sorprende l’androide con cui si dialoga sensatamente senza bisogno di essere pilotato da un essere umano, non sorprende l’automobile che si guida da remoto, non sorprende la lavatrice che ti fa il lavaggio delicato perché l’hai avvisata a voce che hai caricato le lenzuola di seta, non sorprende l’esposizione di tablet che ormai hanno prestazioni superiori al pc da cui sto scrivendo e costano la metà.

Arriviamo quindi al senso di questo post, che inizialmente aveva come titolo “Abbiamo perso la capacità di sorprenderci?“. Quello che raccontano le fiere tecnologiche è un’evoluzione di proporzioni incredibili. Una complessità enorme che fruiamo in modo spesso “stupido” e svogliato. Nel nostro quotidiano finiamo per comunicare coi satelliti nello spazio per evitare di alzarci dal divano o fare due passi a piedi. Certo, l’uomo è abituato ad assuefarsi alle comodità, ma nel caso della tecnologia il fenomeno sembra amplificato dal fatto di non percepirne il “costo”.

Siamo così assuefatti da non riuscire più a sorprenderci di fronte ai miracoli della tecnologia? Forse. Nella Barcellona del futuro tutta addobbata per il MWC e affollata come non mai, lo stupore maggiore lo ha regalato la natura. Mercoledì ha iniziato a nevicare. Fiocchi sempre più grossi hanno iniziato a cadere tra le palme e le bouganvillee in fiore. Gli abitanti di Barcellona continuavano a guardare il cielo con stupore. Nel ristorante dove ho pranzato i camerieri hanno tardato a servirci perché come bambini continuavano a fissare incantati la neve. C’era chi la filmava sorridendo, chi ha telefonato ai familiari per avvisarli che stava nevicando. La tecnologia che permette di chiamare qualcuno a distanza di chilometri non ci sorprende perché è al nostro servizio, la controlliamo; la neve nel deserto invece è il vero miracolo.


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