Riflessioni generali 

Le mille stagioni di una panchina

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Le trasformazioni di un luogo grazie alle mille evoluzioni della natura che lo circonda. Il racconto nell’arco delle stagioni di un soggetto ordinario: una panchina in legno.

Correva l’anno 2009 quando la coscienza ambientalista di Milano fu scossa dal suo torpore grigio cemento grazie al maestro Claudio Abbado, che si offrì di tornare a dirigere i complessi della Scala in cambio di un carnet davvero speciale: 90mila alberi da piantare in città. Renzo Piano cercò di dare concretezza al sogno ma il tutto si concluse con una risposta alquanto frequente nell’ultimo decennio: non c’è budget. Più che alberi alla fine furono piantati semi, metaforici, che portarono a una diversa sensibilità verso il verde metropolitano e agli spiragli di verde che possiamo vedere oggi. Nel marasma di dichiarazioni, approfondimenti e riflessioni – in cui annegai anche per questioni lavorative – ricordo in particolare un frammento: gli Champs Elysées. Che cosa sarebbe Parigi – ci si chiedeva – senza gli alberi degli Champs Elysées, che scandiscono con il corso delle stagioni una sequenza di giornate frenetiche altrimenti sempre uguali?

Da allora considero il verde parte integrante dell’ecosistema cittadino. Non un qualcosa di estraneo che, per gentil concessione, viene mantenuto in una riserva, ma il cuore pulsante di una città viva e in divenire. Proprio perché il cambiamento degli alberi in base alle stagioni è sorprendente e trasforma l’ambiente circostante, ho per oltre un anno fotografato il più anonimo di tutti i soggetti: una coppia di stanche panchine in legno in un parchetto di periferia. Le foto sono state scattate nell’arco sempre della stessa ora e vengono riproposte senza interventi in post-produzione.

Estate

Autunno

Inverno

 

Primavera

E ancora estate

 

 


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