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Spathiphyllum, come coltivarlo in appartamento

C’era una volta un piccolo spathiphyllum. Potrebbe iniziare in questo modo la storia che ha per protagonista la pianta dell’immagine in apertura, una triste creatura clorotica che con tenacia e determinazione è diventata un gigante di oltre un metro di altezza.

Spatifillo, guida introduttiva

Lo spathiphyllum wallisii  è una delle piante più comuni d’appartamento: a chiunque sarà capitato di coltivarlo o di vederne uno in un ufficio, albergo o ristorante. In effetti è una pianta omnipresente per la sua facilità di coltivazione e la sua valenza ornamentale, dovuta alla bellezza del fogliame e all’eleganza della fioritura, che ricorda quella calla (Zantedeschia aethiopica). Somiglianza non casuale, del resto, dal momento che sono “parenti”, botanicamente parlando: entrambe appartengono infatti alla famiglia delle Araceae.

Oltre a questo, c’è un altro ottimo motivo per cui non dovrebbe mancare mai in una casa o appartamento: la sua capacità di depurare l’aria dalle sostanze tossiche, benzene e formaldeide in particolare. E a sostenerlo è la Nasa nel suo Clean Air Study.

Senza entrare nel dettaglio della scheda colturale, che è facilmente reperibile in qualsiasi sito di giardinaggio, mi limiterò a riportare alcune informazioni che aiutano a capire come coltivarla.

#PiantaTropicale

Il suo habitat naturale sono le foreste dell’america centrale. Pensate quindi a un clima caldo, umido, in cui il sole non manca ma non raggiunge mai le foglie dello spatifillo, perché filtrato dalla rigogliosa vegetazione che si sviluppa ben oltre il suo metro massimo d’altezza.

#Temperatura

Lo spathiphyllum wallisii non è quindi evolutivamente programmato per reggere i rigori dell’inverno, da cui la sua nomea di “pianta d’appartamento”. Ma, è scontato da dire, nessuna pianta nasce per vivere al chiuso. Semplicemente, volendo almeno 10°C di temperatura minima, in Italia non può essere lasciato all’esterno se non a rischio della sua vita.

#Esposizione

Ricordiamoci dove vive. Ama la luce, ma non diretta. Mettendolo al sole le foglie si danneggerebbero irrimediabilmente. L’eccessivo calore non è tollerato.

#Umidità

Basta la parola foresta tropicale per pensare subito a un ambiente con elevata umidità. L’acqua in effetti non dovrebbe mai mancare, dentro e fuori dal vaso. L’umidità dell’aria, in particolare, è uno degli elementi più difficili da garantire in un appartamento riscaldato in inverno: bisogna quindi far attenzione a non collocarla vicino a termosifoni o deumidificatori e – nel caso non ci siano alternative – trovare dei rimedi (uno verrà illustrato in seguito).

#Terreno

Non è una pianta epifita e questo semplifica le cose. Basterà un substrato per piante d’appartamento, da integrare con adeguati drenanti per evitare ristagni e preoccuparsi un po’ meno dei marciumi.

#Curiosità 1

Il fiore bianco (chiamato “spata”) vi sembra una foglia? Non siete soli a pensarlo, anzi, siete in buona compagnia: il nome spathiphyllum è infatti la combinazione del greco “spatha” (spata) e di “phyllon” (foglia).

Consigli pratici di coltivazione

Ormai 5 anni fa acquistai una piantina di poche decine di centimetri in un “Verde mix” (le classiche offerte della GDO di piante miste senza etichettatura, normalmente a prezzi molto competitivi). La volevo mettere in una posizione specifica ma la luce si rivelò poi insufficiente per le sue esigenze. A seguito di un’errata irrigazione e conseguente danno da marciume, mi ritrovai a farla radicare in acqua e a coltivarla in idrocoltura per quasi un anno. In seguito, una volta trovata la giusta posizione, la rimisi in terra e, dopo aver trovato il giusto equilibrio a livello di umidità dell’aria, la gestione si è notevolmente semplificata. Oggi la considero una delle migliori piante in termini di rapporto sforzi/risultati. Ma per arrivare a quel punto ho rischiato di farla morire almeno una decina di volte nell’arco di tre anni. Ecco, per punti, quello che ho imparato.

Evoluzione spatifillo

#Suggerimento1: trovate l’esposizione giusta

Con la giusta esposizione il 70% del lavoro è fatto. La vostra pianta sa che cosa è meglio per lei e nel momento in cui si dimenticano le esigenze arredative ed estetiche e si ascoltano i messaggi che ci lancia (ha una capacità incredibile di indirizzarsi in tempi brevi verso la fonte di luce prediletta) si riduce la fatica necessaria ad avere una pianta rigogliosa. Una volta trovata la giusta posizione non spostatela, al massimo ruotatela su se stessa per mantenerla più equilibrata nello sviluppo se tende a diventare asimmetrica. Non è neppure necessario portarla all’esterno: per quanto nella bella stagione potrebbe essere consigliabile portarla fuori se si ha uno spazio in ombra luminosa, non rientra tra le piante tropicali che al chiuso nel corso degli anni tende a deperire. La cattività non la deprime.

#Suggerimento2: garantite adeguata umidità dell’aria

Nella foto in apertura forse si può intuire il cambio di posizione della pianta: inizialmente era a oltre un metro dalla finestra, ora è a meno di mezzo metro di distanza. Il motivo di questa distanza iniziale era dovuto alla presenza di un grosso calorifero proprio sotto alla finestra. Come evitare che il calore e la scarsa umidità dell’aria possano danneggiare la pianta?

La soluzione è riassunta in questa foto:

Sottovaso con argilla per aumentare l'umidità dell'aria

Portavaso di vetro con argilla espansa tenuta costantemente umida. L’ideale è prenderne uno largo quanto la pianta, con vari centimetri di argilla espansa all’interno su cui far poggiare il vaso (l’acqua andrà mantenuta un centimetro al di sotto della superficie su cui poggia effettivamente il vaso).

Nella foto, sulla destra, una ciotola acquistata all’Ikea, di vetro adeguatamente spesso per poter essere usata con questo scopo alternativo.

#Suggerimento3: col terriccio giusto si semplificano le innaffiature

Una delle difficoltà maggiori che ho avuto è stata quella di trovare un buon substrato per il mio spatifillo. Il terriccio che sto utilizzando ormai da un paio d’anni specificatamente per questa pianta e le altre tropicali è il Compo Sana; sconsiglio il terriccio da pochi euro ottenuto da compostaggio industriale, perché poco ricco di sostanze nutritive e poco in grado di dare il giusto apporto idrico (l’ho trovato invece idoneo per le succulente rustiche).

Un buon equibrio si raggiunge usando un sustrato molto torboso da mescolare a 1/3 di sabbia mista a perlite. Il vaso non deve essere sovradimensionato rispetto all’apparato radicale. In questo modo quando serve si innaffia abbondantemente e non si interviene più finché la pianta non ci avviserà abbassando le foglie (ma senza aspettare troppo, pena trovarsi le punte delle foglie secche).

Si può innaffiare con acqua demineralizzata o lasciata riposare per evitare le macchie di calcare sulle foglie. Viste le dimensioni della mia pianta, preferisco innaffiare a pioggia col doccino a temperatura media, imitando la pioggia nel suo habitat.

#Suggerimento4: evitate gli sbalzi di temperatura

Attenzione ai caloriferi, alle finestre dimenticate aperte, all’aria condizionata che le spara addosso: una svista potrebbe causare dei danni alle foglie e, nei casi peggiori, la morte. In caso di pioggia, per quanto si possa essere tentati, mai portarla all’esterno per farle prendere l’acqua: il cambio di temperatura è uno stress che va sempre evitato.

 

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