Iris pumilaGiardinaggio 

Iris, fioriture splendide anche in vaso

Gli iris in fiore sono uno dei più bei regali della primavera. Anche in vaso. Certo, in piena terra una loro distesa di vari colori si può tranquillamente usare come ambientazione per un film fantasy. Mentre in vaso le possibilità di spaziare negli abbinamenti si riducono fortemente. In aggiunta, dedicare un ampio spazio agli iris laddove lo spazio è appunto limitato potrebbe non essere una scelta gratificante nell’arco dei mesi: a fronte di una meravigliosa fioritura primaverile, ci si trova nel restante arco di tempo con un vaso abbastanza sciapo. Bisogna amare quindi molto le loro bellissime fioriture per optare per un simile investimento. La buona notizia è che può valerne la pena.

Iris in vaso

Iris mon amour

Prima di entrare nel dettaglio delle loro caratteristiche e della storia, iniziamo con un quesito linguistico: “gli iris” o “le iris”? Molti siti di giardinaggio usano il genere femminile e in effetti “Iris” è un nome da donna. Passiamo la palla al dizionario, dove il sostantivo viene indicato come maschile… tranne che sullo Zanichelli, dove si indica “s.m. o s.f.”. Insomma, sembrano accettabili entrambe le versioni. Per non perdersi nei generi si può sempre usare la denominazione popolare di “giaggiolo”, che lascia pochi dubbi.

Il genere iris appartiene alla famiglia delle Iridaceae e comprende oltre 700 specie distribute tra Europa, nell’Africa boreale, Asia e America Settentrionale. Si tratta in generale di piante molto generose e di semplice coltivazione (alle giuste condizioni si rivelano addirittura infestanti).

I fiori si contraddistinguono per la particolare forma, che mostra un equilibrio e un’eleganza così marcati da finire perfino nel giardino botanico del faraone Tuthmosis III (1481 a.C. – 4 marzo 1425 a.C.) che – si racconta – li fece importare dalla Siria.

Nell’Ottocento la loro aura aristocratica era venuta meno a favore di un utilizzo più commerciale: la produzione del profumo. In Italia le specie coltivate a tali scopi erano due: l’Iris pallida Lamk (di colore ceruleo) e l’Iris germanica (alta quasi un metro, dai fiori violacei). I rizomi venivano raccolti, lasciati essiccare naturalente per 6-10 giorni in condizioni di clima non umido e poi esportati per l’utilizzo nell’industria cosmetica. Rimando gli appassionati a questa interessante lettura sulla coltivazione del giaggiolo in Toscana.

Come non ricordare poi l’ambito artistico, con il celebre dipinto di Vincent Van Gogh risalente al 1889, meno di un anno prima della sua morte. Un quadro che nasconde un mondo interiore, verrebbe da dire.
Van Gogh si trovava in quel periodo nel manicomio di Saint-Rémy, poco meno di un anno dopo si sarebbe suicidato. Alternava periodi di lucidità a episodi psicotici violenti verso gli altri e se stesso (celebre il caso dell’orecchio tagliato, si presume a seguito di un’accesa lite con Gauguin): in realtà ancora oggi, nonostante l’evoluzione degli studi psicologici, gli esperti hanno opinioni contrastanti su quali fossero le cause di questi “blackout” (si legga ad esempio The Illness of Vincent van Gogh).
Nella natura che lo circondava durante il suo ricovero volontario, Van Gogh ha trovato un soggetto che in qualche modo gli assomigliava: un fiore inspiegabilmente “strano” in mezzo ad altri comuni e uniformi.

Rizomi e bulbi a confronto

La diffusione geografica degli iris lascia sottintendere una certa variabilità a livello climatico. Alcuni sono infatti più rustici e temono meno il gelo, altri amano maggiormente l’acqua e vivono in zone paludose abbellendole con la loro eleganza.

Vale la pena in particolare di ricordare la differenza tra le iris rizomatose (quelle più comuni e resistenti, come le già citate pallida e germanica) e le iris bulbose, ovvero le hollandica. Molto graziosi e in tantissimi colori diversi, questi bulbi sono perfetti per aiuole o bordure, a patto di avere un drenaggio ottimale. Unica pecca, a mio giudizio, la resistenza al freddo: nell’inverno milanese non se la cavano bene quanto i tradizionali rizomi.

I più adatti al vaso (pieno sole): gli iris pumila

Bellissimi in piena terra, gli iris si possono coltivare con successo anche in vaso. Le specie più adatte a questo scopo sono ovviamente quelle di ridotte dimensioni. Vale la pena di citare, a riguardo, le eleganti specie bulbose (come la già citata hollandica). Per chi non vuole rinunciare al fiore più tradizionale, invece, la scelta migliore potrebbe ricadere sui graziosi iris pumila, protagonisti di questo post.

Iris in vaso

Le varietà e i colori sono innumerevoli, come attestano le foto presenti in questo post, tutte relative a varietà che non superano i 25 centimetri d’altezza (contro il metro d’altezza delle iris germanica). Sono estremamente resistenti alla siccità e affidabili come le iris tradizionali.

Iris in vaso

#Vaso: si possono coltivare anche in una cassetta rettangolare o in una ciotola bassa, a patto di garantire un ottimo drenaggio con sassi o inerti.

#Terreno: 70% di terra argillosa, 10% di inerti e 20% di terriccio universale (si può aumentare la percentuale di terra argillosa nei climi meno umidi).

#Fertilizzazione: concimi poco azotati, pena il marciume radicale.

#GestioneRizomi: vanno sepolti solo per un terzo del loro spessore (nella foto un esempio di come devono apparire); per ottenere spazio nel vaso ad agosto-settembre si possono rimuovere i rizomi che hanno già fiorito (lo fanno una volta sola) e utilizzarli come riproduttori.

Quanto interrare i rizomi di iris

#Inverno: in autunno sarà sufficiente preparare le piante all’inverno con una potatura come da esempio sotto riportato. A primavera le nuove foglie saranno evidenti e annunceranno il risveglio delle iris.

Iris in inverno
Iris pumila con foglie tagliate in vista dell’inverno.

I più adatti al vaso (sole parziale): gli iris japonica

Molto graziosi e adatti al vaso sono anche gli iris japonica (o iris giapponesi), con fioritura leggermente anticipata rispetto ai pumila. Raggiungono un’altezza massima di 40 centimetri, reggono il gelo (anche se un inverno molto rigido può metterli in difficoltà) e hanno bisogno di un terreno ben drenato e ricco di humus. I fiori sono estremamente graziosi, di un bel color ceruleo e petali sfrangiati. Attenzione però: sono meno resistenti alla siccità e al pieno sole degli iris pumila o germanica. Danno il loro meglio, di conseguenza, in posizione soleggiate solo nelle prime ore della giornata od ombreggiate almeno in parte da alberi ad alto fusto.

Iris japonica
Iris japonica all’Orto botanico di Brera – Milano

I fiori possono essere multipli sullo stesso stelo: in una grande ciotola o in un vaso rettangolare possono creare delle belle macchie di colore. Le foglie si conservano anche in inverno, così da non lasciare desolato il vaso.

 

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