Glicine all'orto botanico di Brera - MilanoGiardinaggio 

Glicine, storia e coltivazione di un rampicante ricco di fascino

Il glicine è una delle piante più eleganti con cui arricchire abitazioni, gazebi e terrazzi. I suoi fiori che variano dal bianco al viola/azzurro riescono a profumare interi quartieri nel periodo primaverile. Storia, foto e coltivazione.

Un po’ di storia

La prima Wisteria di rilevanza botanica risale al 1724 con provenienza Carolina, Nord America. Linneo, che ancora oggi detta legge in fatto di nomenclatura, la battezzò “Glycine frutescens” (dal greco glikìs = dolce). Non era però la specie di glicine che noi tutti ben conosciamo, ma quello che volgarmente si indica come “glicine americano” o come “‘rognone della Carolina”. Quella che abbellisce i giardini italiani è comunemente di origine cinese, e fu portata in Inghilterra dal Capitano Welbank nel 1816. Fu chiamata Wisteria sinensis.

Nel 1874 venne poi introdotta la Wisteria floribunda, originaria del Giappone e più simile a quella cinese (con cui spesso viene ibridata per creare nuovi cultivar).

Abbiamo visto che Linneo parlava di glicine… come siamo arrivati al nome wistaria e oggi a wisteria? Facciamo un passo indietro e torniamo all’Ottocento: non c’era Internet, non c’era il telefono, non c’era il fax, non c’erano le macchine fotografiche; le comunicazioni erano limitate, i disegni dei naturalisti per quanto accurati erano sempre solo dei disegni, l’identificazione di nuove specie era complessa e frammetata. Non c’è da stupirsi quindi del fatto che la pianta arrivata in Europa nell’Ottocento finì per essere riclassificata anche se era già stata identificata a livello di genere un secolo prima. La nuova specie venne chiamata Wistaria in onore di un professore di anatomia e antropologo tedesco di nome Kaspar Wistar. Nella diffusione presso i paesi anglofoni, il nome venne “storpiato” in Wisteria. Ed eccoci arrivati all’attuale nome scientifico.

Nei paesi latini “glicine” continua a essere molto utilizzato, al punto che non è necessario chiedere di una “wisteria” andando in vivaio (ma se fate acquisti presso venditori esteri ricordatevi di usare il nome scientifico).

Una curiosità: la wisteria floribunda originaria del Giappone nel corso dei suoi millenni di evoluzionismo si è trovata a migrare, assieme alla sua zolla, dall’emisfero australe a quello boreale del pianeta. Nel suo patrimonio genetico, così come in quello delle altre rampicanti a sud dell’Equatore, c’è l’istruzione ad avvolgersi in senso orario anziché antiorario per assecondare il senso di rotazione terrestre (un po’ come varia la corrente dell’acqua dello sciacquone in uno storico episodio dei Simpson in Australia). E ora che si trova a nord continua a seguire quell’istruzione, anche se comporta uno svantaggio. Un meccanismo evolutivo affascinante che per certi versi ci deve anche far riflettere sulla distanza tra i tempi biologici e del progresso.

Glicine, tra il mito e le leggende (metropolitane)

Abbiamo visto che il glicine si è diffuso in Europa nel corso dell’Ottocento. Gli scambi però con la Cina erano in corso già da secoli. Si racconta ad esempio che Marco Polo, nel suo celebre viaggio, riportò in Europa alcuni semi di Wisteria. Sarà vero?

Questa ipotesi ha però dato origine a molti miti e leggende. A Milano, ad esempio, si racconta che in zona Morivione si possa ammirare il “glicine di Leonardo” (da Vinci). Un esemplare da Guiness dei Primati di oltre 700 anni, con le radici lunghe oltre due chilometri che vanno ad attingere l’acqua nei Navigli. In occasione dell’Expo, alimentata anche da certa stampa che non si è premurata di verificare l’attendibilità di una credenza di quartiere, questa leggenda metropolitana è finita per avere valenza storica. Il consiglio è quindi di ammirare il glicine di Morivione, sicuramente un bellissimo esemplare secolare ma di certo non antico quanto vorrebbe la leggenda, e di visitare la vigna collegata a Leonardo

In Italia ci sono poi molti altri glicini che a livello locale possono vantare secoli e secoli di vita. Peccato che il più delle volte siano delle semplici leggende metropolitane di cui non ci sono documenti ufficiali né riconoscimenti all’estero.

Un valore aggiunto per gli edifici

Con il passare degli anni il glicine riesce a fondersi alla perfezione con gli edifici, trasformandoli completamente nel periodo della fioritura.

A seguire alcuni esempi di come possa arricchire una facciata o anche solo un vecchio muro in mattoni.

 

Glicine all'orto botanico di Brera - Milano
Glicine all’orto botanico di Brera – Milano

Glicine - Milano

Glicine - Milano

Coltivazione

La Wisteria sinensis non è una pianta di complessa coltivazione in piena terra. Può essere fatta crescere con classico portamento rampicante su edifici e ringhiere oppure con portamento ad albero (quindi senza la necessità di sostegni) con un sostegno iniziale e adeguate potature. In questo secondo caso la fioritura sarà meno abbondante e appariscente, ma il glicine adulto sarà in grado di autosorreggersi. Trattandosi di una pianta che può raggiungere i 25 metri di lunghezza, bisogna sempre tenere a mente l’estensione dell’apparato radicale, vigoroso al punto da rompere i vasi che lo ospitano.

Per questo motivo il vaso dovrà essere capiente e la pianta dovrà essere sottoposta almeno a una potatura annuale (i primi anni se ne consigliano due, subito dopo la fioritura, fino a stabilizzazione della crescita) e dovrà essere rinvasata ogni due anni.

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