Fiori di AizoaceaeGiardinaggio In evidenza 

Districarsi nel labirinto dei nomi comuni delle Aizoaceae

Amici del sole, Barba di Giove, Fico degli Ottentotti… I nomi comuni variano da regione a regione e spesso creano grande confusione tra gli appassionati di giardinaggio. Cerchiamo di fare chiarezza. Alla fine di questo post sarete in grado di distinguere le fioriture della foto in apertura? Provateci e in calce troverete la soluzione…

La famiglia: Aizoaceae

Le Aizoaceae sono una famiglia di piante succulente che comprende circa 120 generi, quasi tutti originari del Sudafrica. Sono piante di poche pretese, affidabili e dalle fioriture che oscillano tra il grazioso e lo spettacolare. Hanno molte caratteristiche in comune e questo rende le identificazioni spesso complesse. Qualche consiglio pratico per notare i particolari giusti per identificazioni a prova d’errore.

Mesembriantemo e Amici del Sole

Con il termine mesembriantemo, forma italianizzata di Mesembrianthemum o Mesembryanthemum, si indica uno dei generi della citata famiglia delle Aizoaceae. Il termine fu coniato nel 1684 da Jacob Breyne dal greco μεσημβρία mesebria’ (mezzogiorno) e ἄνθεμον ‘antheo’ (fiore), in riferimento alla capacità del fiore di aprirsi nelle ore più assolate della giornata. Nel 1719 Johann Jacob Dillenius, notando che le fioriture potevano avvenire anche di notte, modificò il termine in Mesembryanthemum, ovvero μεσος (mezzo) ἔμβρυον (embrione), riferendosi al fatto che il pistillo si trovava sempre in posizione centrale. Questa versione fu poi ripresa da Linneo.

La prima versione del termine ha alimentato fino ai giorni nostri l’immagine dei mesembriantemi come “Amici del sole“.

Attualmente il genere include 118 specie, almeno stando all’utilissimo Catalogue of Life. Le piante sono costantemente soggette a riclassificazioni: l’Aptenia cordifolia è ad esempio tornata di recente a essere un mesembriantemo: il Mesembryanthemum cordifolium.

Aptenia cordifolia Mesembryanthemum cordifolium
Aptenia cordifolia, riclassificata come Mesembryanthemum cordifolium

 

Cosa passa sotto il nome di “Barba di Giove”

Quando si parla di “Barba di Giove” la confusione regna sovrana. A passare sotto questo nome comune è, in prevalenza, il Drosanthemum hispidum, splendida pianta ricadente che regala abbondantissime fioriture. Perfetta per giardini rocciosi, soprattutto nel sud Italia è in grado di creare vaste macchie di colore lilla o rosa intenso che riescono a impreziosire qualsiasi muro o pendio: questo a fronte di fiori di piccole dimensioni (parliami di pochi millimetri) che però spuntano a centinaia su una pianta adulta. L’unione fa la forza.

Drosanthemum hispidum
Drosanthemum hispidum, detto anche “Barba di Giove”.

Il soprannome di “Barba di Giove” pare sia dovuto al fatto che le piccole foglie sono ricoperte di peluria (che le rende adatte a luoghi caldi e ventosi).

Ma coi nomi comuni la confusione regna sovrana. In alcune zone d’Italia (ad esempio in Toscana) con Barba di Giove si indica il Sempervivum tectorum.

Sempervivi
Sempervivum mix. Al centro il sempervivum tectorum.

A complicare le idee ci si mette anche il genere Jovibarba (dal latino “Barba di Giove”), che alcuni botanici considerano un sottogenere dei Sempervivum più che un genere a sé stante. Le rosette sono quasi identiche a quelle dei sempervivi, ma non serve un occhio esperto per notare che l’infiorescenza è completamente diversa:

Jovibarba heuffelii ‘Angel Wings’ – la rosetta sembra quella del sempervivum ma i fiori sono inconfondibili.

Sempervivum e Jovibarba appartengono alla famiglia delle Crassulaceae, non alle Aizoaceae: stesso nome per piante completamente diverse. Ecco perché è sempre bene ricorrere ai nomi scientifici. Ed ecco perché Linneo ha sentito l’esigenza di introdurre la nomenclatura binomiale.

Fiore simile, generi diversi

#Carpobrotus: Fico degli Ottentotti o Unghia di Strega

A volte le identificazioni non sono semplici. In altri casi almeno l’identificazione del genere dovrebbe essere facilitata dalle dimensioni della pianta.

E’ il caso del Carpobrutus, pianta ormai naturalizzata in molte zone costiere d’Italia (al punto da rappresentare una minaccia per la biodiversità), le cui foglie carnose di forma trigono-carenata arrivano agli 8 centimetri: un’enormità rispetto ad altre Aizoaceae. Il portamento è tappezzante/strisciante e i rami toccano dei picchi di 50 centimetri; invecchiando tendono a lignificare.

Carpobrotus acinaciformis
Carpobrotus acinaciformis

Il nome scientifico deriva dal greco karpos (frutto) e brotos (edule). I nomi comuni invece si sprecano, ma la commestibilità è sempre un punto caratteristico: il più noto è “Fico degli Ottentotti” e risale al XV secolo; fu coniato dai coloni in Sudafrica notando che le popolazioni indigene ne mangiavano i frutti come fossero fichi locali. Altri nomi meno diffusi ma con la stessa origine sono fico acido e fico del Capo.

In Italia è anche conosciuto popolarmente con il nome di “unghia di strega” (dalla caratteristica forma delle foglie). In Sicilia, dove abbonda sulle coste, è noto in dialetto come varva di monacu (Barba di Monaco).

Una curiosità geografica: se vi spingete nel punto più a ovest dell’Europa continentale, ovvero Cabo da Roca, in Portogallo, verrete accolti da distese di Carpobrotus.

Carpobrotus a Cabo da Roca, in Portogallo
Distese di carpobrotus (tutto il verde che si vede) nel punto più a ovest dell’Europa continentale, ovvero Cabo da Roca, in Portogallo

#Lampranthus vs Delosperma cooperi

Vengono spesso confusi eppure il Lamprantus è ben diverso dal Delosperma Cooperi. Ecco qualche trucco per riconoscerne le differenze. Partiamo dal fiore.

Lampranthus
Lampranthus
Delosperma cooperi
Delosperma cooperi

Il fiore del Lampranthus è molto più ricco di petali e con l’elemento centrale molto più grande rispetto alle dimensioni del fiore rispetto al delosperma cooperi (che ha un fiore meno bello ed equilibrato).

La foglia però toglie ogni dubbio: nel caso del lampranthus è liscia, turgida e appuntita. Nel caso del delosperma cooperi è di colore grigio-verde (assume un color rosso mattone ai primi freddi) e rivestita di una sostanza cerosa che la rende ruvida al tatto e scintillante al sole.

Infine, la rusticità: se lasciate un lamprantus e un delosperma cooperi esposti alle intemperie di inverni rigidi, a primavera troverete vivo e vegeto solo il secondo.

#Trichodiadema

Originaria del Sud Africa (Provincia del Capo) dove cresce tra fessure nelle rocce di quarzite. Apprezzata soprattutto per la sua tendenza a crescere a cespuglio. Il T. densum ha inoltre naturalmente portamento “a bonsai”. Il fiore è simile ad altri delle Aizoaceae ma le foglie lasciano pochi dubbi: sono lunghe pochi millimetri e ciascuna porta all’estremità delle piccole spine bianche. Carine ma solo a debita distanza.

Sveliamo la foto di apertura

Ecco svelate le fioriture della foto di apertura. Da sinistra a destra: carpobrotus acinaciformis, lampranthus, delosperma cooperi, Drosanthemum hispidum.

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