PortulacaGiardinaggio In evidenza 

Danni del vento sulle piante, come correre ai ripari

Che siano in piena terra o in vaso, i danni del vento sulle piante possono essere gravi al punto da causarne la morte. Alcuni consigli pratici su come affrontare il problema.

Perché le piante si danneggiano a causa del vento?

Vi è mai capitato di ritrovarvi le piante completamente disidratate a seguito di giornate calde e ventose? La disidratazione è infatti uno dei rischi maggiori per la sopravvivenza delle piante, soprattutto in vaso. Senza entrare nel dettaglio dei processi di fotosintesi da cui la pianta ottiene autonomamente il glucosio di cui si nutre, è bene ricordare che gli alberi grazie all’evaporazione riescono a garantire un buon raffreddamento della superficie fogliare e sopravvivere anche in condizioni estremamente assolate. Un sottile strato di vapore acqueo garantisce i processi vitali e la termoregolazione. Che cosa accade però in caso di vento? Un po’ come panni stesi al sole, le foglie finiscono per asciugarsi molto prima. Nella sua perfezione la natura ci dà comunque delle risposte: per migliorare la resistenza al vento alcune piante hanno sviluppato foglie “tomentose“, ovvero rivestite da una sottile peluria che favorisce la stabilizzazione dello strato di aria e riduce l’evaporazione.

E non è una buona cosa: se le piante non sono in grado di alimentare questa maggiorata richiesta idrica prelevandola dalle radici, rischia di morire di sete o per un colpo di calore. Nell’arco di poche ore assolate e ventose si può perdere un esemplare adulto e in buona salute. In caso di vento si consiglia quindi di innaffiare adeguatamente le piante, anche più volte al giorno e – nel caso non sia possibile ripararle – almeno cercare di garantire una maggiore ombreggiatura. Non pensiamo solo alle estati torride: i rischi maggiori si corrono in primavera e autunno.

Il secondo grosso problema legato al vento è rappresentato dai danni meccanici. Le foglie sbattono tra loro e, soprattutto quelle in formazione, si danneggiano. I rami si possono spezzare. I rampicanti possono essere sradicati. Non c’è rimedio, solo prevenzione: un frangivento come un telo venduto a questo scopo o un’arella oppure una barriera formata da piante più resistenti. Anche all’interno dello stesso genere la variabilità in fatto di tolleranza al vento è elevata: delle mie 7 specie diverse di abelia, solo la mosanensis registra sempre danni a ogni fenomeno ventoso.

Foglie danneggiate dal vento
Danni da vento su foglie di Abelia Mosanensis. A sinistra le conseguenze di lungo periodo dei danni meccanici patiti dalle foglie in formazione (primavera); a destra l’effetto della disidratazione dopo una giornata assolata e ventosa (estate).

Ricordiamo infine che se il vento è forte gli insetti impollinatori tendono a stare a riposo. Il rischio è quindi di veder fruttificare meno i propri alberi da frutto.

Sicurezza prima di tutto!

Per chi ha piante su terrazzi e balconi, ancor più se dotati di ringhiera e non realizzati in muratura, si aggiunge un ulteriore rischio: quello della caduta dei vasi dall’alto. Il consiglio è di monitorare sempre accuratamente la reazione di quanto presente sul proprio balcone/terrazzo in caso di vento.

Bisogna fare in particolare attenzione a eventuali “effetto vela“: una serra con copertura in nylon, un telo ombreggiante fissato al parapetto, un divisorio, un supporto per rampicanti… tutti possono fare opposizione al vento e, nel caso in cui questo sia particolarmente forte, avere la peggio.

Nel caso si notino anche dei lievi spostamenti o degli attriti eccessivi, è bene intervenire con fissaggi e ancoraggi oppure riducendo l’attrito. Soprattutto se non si è molto presenti in casa, non si può ignorare questi segnali. In caso contrario ci si può trovare con serre completamente rovesciate, graticci scardinati con danni anche irreparabili ai rampicanti che vi si erano avvinghiati, fioriere rovesciate contro le ringhiere, vasi rotti. Se balcone si affaccia sulla vostra proprietà, i danni saranno tutto sommato limitati. Ma un vaso, un pezzo di legno, un coccio o una pietra che cadono da un piano alto su una zona di passaggio pedonale possono causare incidenti anche seri. Meglio quindi non essere superficiali, soprattutto se una leggerezza potrebbe arrecare un danno serio a qualche sfortunato passante.

Chi invece ha alberi in piena terra, dovrà preoccuparsi della loro manutenzione e cura tanto più se esposti a forti venti. Con i mutamenti climatici e le tempeste sempre più “tropicali” e distruttive, sentiamo spesso di alberi sradicati con danni ad abitazioni e – ben più grave – persone. Ma perché accade? Le cause possono essere molteplici. Le più comuni sono le seguenti:

  1. Senescenza. Un albero, al pari di tutti gli esseri viventi, invecchia. Di conseguenza il suo apparato radicale indebolito potrebbe non essere più in grado di reggere decine e decine di metri di tronco e rami sottoposti a raffiche di decine e decine di chilometri orari;
  2. squilibrio chioma/radici che non riescono più a fare adeguata opposizione al vento. In vaso capita spesso per le naturali costrizioni a cui è sottoposto l’apparato radicale. Ma in piena terra? La natura ha un suo perfetto equilibrio e infatti se accade c’è mediamente lo zampino dell’uomo. Anzi, la sua cesoia: è un fenomeno che spesso si verifica per potature sbagliate o capitozzature inappropriate. Se un albero cade su una casa, a volte la colpa più che del vento è del giardiniere.
  3. Marciume o altre malattie che danneggiano radici o colletto e che quindi causano crolli improvvisi anche a fronte di fenomeni ventosi limitati (ovviabile con adeguate cure e manutenzione);
  4. Tranciatura delle radici (ad esempio per scavi o riparazioni) che finisce per privare l’albero della sua naturale stabilità (immaginate la vostra stabilità mentre camminate su un filo carichi di bagagli… e a un certo punto qualcuno inizia a spingervi);
  5. Selezione naturale: se nevica a marzo dopo un febbraio caldo in cui le piante hanno già avviato il loro risveglio, la neve si accumulerà sulle foglie e i rami non flessibili oltre una certa soglia di sopportazione finiranno per spezzarsi. Lo stesso può accadere per il vento.

Gli esemplari isolati corrono maggiori rischi perché le chiome non possono reggersi tra loro. E si sa che in città gli alberi soffrono di solitudine…

Controllate quindi sempre lo stato dei vostri alberi e affidatene la manutenzione a giardinieri potatori di professione. Non pensate di aver buttato i soldi se a fine intervento un albero è non ridotto a un moncherino di matita: una buona potatura è quella che quasi non si nota. Al contrario, una potatura eccessiva e poco rispettosa delle esigenze della pianta potrebbe causare una crescita esplosiva e disordinata, che oltre a richiedere in pochi anni un nuovo intervento, priverà l’albero del suo naturale equilibrio, con i rischi accennati sopra. Spendere bene per spendere meno, come si suol dire.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Contenuti correlati

Leave a Comment

Inline
Ti è piaciuto il post? Per non perdere i prossimi, segui la pagina Facebook:
Inline
Ti è piaciuto il post? Per non perdere i prossimi, segui la pagina Facebook: