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Crisantemo, una pianta vittima di troppi pregiudizi

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La coltivazione dei crisantemi (nome scientifico chrysanthemum) non è complessa. Ci si aspetterebbe, vista la loro bellezza e il basso costo di produzione, di trovarli un po’ ovunque, soprattutto nell’arredo urbano. E invece no.  Perché in Italia, per quanto si possa restare incantati dalla loro fioritura, non si supererà mai un preconcetto: è la pianta con cui si omaggiano i defunti.

Cito a tal proposito una conversazione realmente avvenuta.

“Oh ma che bellissimi fiori, cosa sono?”.

“Crisantemi”.

“Ah. Carini, ma io non li terrei in casa mia…”.

Insomma, il mio interlocutore cambiò istantaneamente opinione. Era bastato svelarne il nome per declassarli a pianta cimiteriale. Questi sono i crisantemi protagonisti dell’aneddoto di cui sopra.

Il gigante e la bambina: a sinistra, crisantemo ornamentale che raggiunge l’altezza di un metro e mezzo; a destra crisantemo coreano che non supera i 30 centimetri d’altezza

Non siamo abituati a pensare i crisantemi come piante ornamentali al di fuori dei cimiteri e dei luoghi di culto. Per quanto possano essere belli, colorati, resistenti, disponibili in moltissime varianti, pochi li tengono in giardino e ancora meno li coltivano in vaso. Di certo non verrebbe in mente di offrirli come regalo: alcuni la prenderebbero addirittura come un augurio di sventura.

Peccato, perché sono piante che danno grosse soddisfazioni in termini di coltivazione. Resistenti al caldo e al freddo e moderatamente anche alla siccità, non sono soggetti ai marciumi; le varietà giganti sono spesso facile preda degli afidi, soprattutto nel periodo della fioritura, ma glielo perdoniamo visto che regalano dei fiori che riempiono una mano.

Un omaggio per i defunti

Già da metà ottobre vivai e GDO si riempiono di crisantemi, in vista del 2 novembre, ovvero il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti.

Crisantemi in vendita

Perché tra tutti i fiori la selezione è ricaduta proprio sul crisantemo?
Perché è una pianta rustica, affidabile, che fiorisce proprio nel corso del mese di ottobre. Ormai è parte integrante della tradizione, tanto che qualche anno fa i rincari dei crisantemi (fino a 20 euro a vaso) fecero cronaca: la Stampa di Torino pubblicò perfino una sorta di listino prezzi delle varietà più costose.

Cifre esorbitanti, visto che non parliamo neppure di varietà ornamentali particolarmente appariscenti o ricercate. I crisantemi in vendita a ottobre sono infatti molto morigerati, nella forma ma soprattutto nel colore, che non esula mai dal classico bianco, beige o marrone. Un colore acceso come questo caso sarebbe inappropriato per gli scopi commemorativi:

Crisantemo rosso

Per chi è di religione cattolica, il crisantemo è quindi innegabilmente associato a un giorno freddo, di tristi ricordi e lacrime. Non c’è da stupirsi che si cerchi di tenerlo lontano dalle abitazioni.

Il fiore simbolo del Giappone

Mi chiedo se sia mai stato realizzato un sondaggio tra gli italiani sul fiore simbolo del Giappone. Presumo che molti potrebbero rispondere il fiore del ciliegio ornamentale (Prunus serrulata), influenzati della nota fioritura dei sakura e relativa tradizione di contemplazione (Hanami). Invece il fiore nazionale è proprio il crisantemo, il kiku, simbolo della famiglia imperiale da prima del 1200: il fiore stilizzato dell’emblema riporta una prima corona di 16 petali di colore dorato, accompagnata da altrettanti posteriori dello stesso colore. Per secoli è stato un fiore sacro e intoccabile, tanto che solo l’imperatore poteva possederne delle coltivazioni. Addirittura uno status symbol. Non sorprende, dopo questa premessa, che il crisantemo abbia in Giappone la propria festa dedicata: il Kiku no sekku, celebrato il nono giorno del nono mese.

Per un giapponese il crisantemo non ha quindi nessuna valenza negativa: è il fiore della vita, della gioia e della buona sorte, immancabile durante le feste e le cerimonie. Non c’è quindi da stupirsi se viene regalato ai malati come augurio di pronta guarigione o a dei neogenitori per congratularsi della nuova nascita. Le spose lo richiedono per il proprio bouquet. La ricerca di nuove varietà, sempre più eleganti e particolari, è continua.

Una curiosità: nel paese dell’arte del bonsai e che venera il crisantemo, c’è da stupirsi che esistano i kiku bonsai? Basta effettuare una ricerca per restare incantati da questa tecnica.

Kiku (crisantemo) bonsai su Google Images

Il crisantemo nel mondo

Prima ancora che in Giappone, il crisantemo è stato il fiore della Cina, paese di cui è originario. Qui viene spesso associato alla longevità, in virtù di una leggenda popolare. Si racconta infatti di un villaggio con abitanti in grado di vivere fino a cent’anni. La sua particolarità era quella di essere bagnato da un fiume che aveva origine in una montagna completamente ricoperta di crisantemi in fiore.

Nel film “La città proibita“, ambientato nell’antica corte della Cina imperiale, la storia ruota attorno alla festa dei crisantemi, che hanno un ruolo fondamentale nella trama e nella fotografia di questo film. Penso che questa scena sia eloquente: il giallo che domina è quello dei petali dei fiori.

 

Anche in Corea e nelle Filippine il crisantemo è un fiore molto popolare. Proprio a questo secondo Paese risulta riconducibile una delle più belle leggende che vede protagonista questo fiore.

Una bambina, rimasta orfana di padre, vive sola con la madre che faticosamente provvede alla sopravvivenza di entrambe. Improvvisamente si ammala. La bambina interpella un medico che le dice che la situazione è grave e la manda a prendere una margherita. Una volta raccolta le chiede di contare i petali: 20. Altrettanti saranno i giorni in cui la madre sopravviverà. La bambina a quel punto inizia a dividere i petali in strisce sottilissime. Alla fine torna dal medico con un fiore dal numero incalcolabile di petali. Mentre stringe il crisantemo in mano, scopre che la madre è guarita.

In Olanda la coltivazione iniziò nel ‘600 con piante importate dal Giappone. Non ebbe particolare successo e fu parzialmente accantonata. Un secolo dopo si riaccese l’interesse in Francia, con piante importate dalla Cina. E fu allora che i crisantemi cominciarono a farsi apprezzare in tutta Europa. Divennero protagonisti delle commemorazioni cattoliche, per i motivi già spiegati in precedenza, mentre per anglicani, luterani e calvinisti rimase la valenza di fiore benaugurante tipica dell’Oriente.

Amato nell’anonimato

Non avendo nessuna vera colpa all’attivo, il crisantemo finisce – come da aneddoto iniziale – per essere molto apprezzato ogni qualvolta riesca a restare nell’anonimato. Nei mazzi di fiori recisi che arrivano dai coltivatori del nord Europa – dove il crisantemo non ha associazioni funebri -, capita spesso di trovarne le varietà più recenti e ornamentali. O da soli o uniti ad altri fiori.

Fiori recisi misti
Mazzi di fiori recisi dall’Olanda: il crisantemo pon-pon fa bella mostra di sé vicino alle rose.
Crisantemi ornamentali
Sulla sinistra, una bella varietà di crisantemi spider e i graziosi ‘Yoko Ono’ di colore verde.

Alcuni cultivar di crisantemi di recente introduzione. Si trovano in vendita tutto l’anno, ma difficilmente vengono presentati col loro vero nome: di solito sono etichettati come “margherite”.

Particolarmente adatto ad essere abbinato ad altri fiori è il Chrysanthemum ‘Yoko Ono’, ovvero il grazioso bottoncino di colore verde che si può notare in uno dei mazzi di fiori riportati. Così innocente che finisce per essere utilizzato anche dai fioristi italiani nei bouquet nuziali. Ma nel caso vi capiti di riconoscerlo, non fatelo sapere alla sposa…


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One Thought to “Crisantemo, una pianta vittima di troppi pregiudizi”

  1. grande Njnye!!

    e ancora complimentissimi per questo tuo interessantissimo blog, che si fa letteralmente di giorno in giorno più ricco!

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