Tradescantia SillamontanaColtivazione 

Tradescantia sillamontana, ovvero la pianta di velluto bianco

Se si associa in automatico il nome Tradescantia alla celeberrima e indistruttibile “erba miseria” o, tutt’al più, a una pianta con tralci striscianti e foglie ovato-lanceolate, non si può che rimanere sorpresi nello scoprire la Tradescantia Sillamontana.

Questa perenne erbacea originaria del Messico è infatti un unicum tra le specie di questo genere.

Le sue foglie succulente – caratteristica questa che riscontriamo anche nella Tradescantia Navicularis, oggi riclassificata come Callisia – si contraddistinguono per la fitta peluria bianco-argento che le ricopre e che regala a questa pianta un aspetto decisamente insolito. Questa particolarità è così distintiva che le è valso il soprannome inglese di “white velvet” (“velluto bianco“). Le foglie di ogni fusto si distribuiscono ordinatamente su due file, donando alla pianta una certa grazia geometrica. Il colore è verde brillante, ma può virare al rosso in determinate condizioni di clima o stress.

I fiori, di colore rosa carico, compaiono sul finire dell’estate o all’inizio dell’autunno e sono costituiti da tre petali triangolari. I fusti raggiungono lunghezze massime di 40-45 centimetri; fino ai 30 centimetri circa riescono a mantenere portamento, con l’ulteriore crescita tendono a ricadere.

Coltivazione

La Tradescantia Sillamontana prospera in un substrato misto, ben drenato, preferibilmente a PH tendenzialmente acido (5 o 6). Per garantire uno sviluppo armonico è preferibile collocarla a mezz’ombra o dove viene irraggiata dal sole del mattino; può adattarsi anche a esposizione più assolate (anche se non ama i climi troppo afosi), a patto che venga adeguatamente irrigata. Non si disidrata a causa del vento ma richiede comunque irrigazioni più frequenti delle più classiche tradescantia fluminensis o tradescantia pallida. Da evitare i ristagni idrici, che possono risultare letali.

Tradescantia Sillamontana

Nelle regioni a clima mite è sempreverde. Nei climi più temperati, ai primi freddi autunnali la parte aerea inizierà a deperire e in breve spunteranno alla base le rosette che garantiranno la ripresa vegetativa a primavera. Teme il gelo, ma può sopravvivere anche nel Nord Italia riparata in serra fredda. Attenzione ai ristagni idrici, che in qualsiasi momento dell’anno possono rivelarsi letali.

Riproduzione

Si può riprodurre principalmente per divisione dei cespi e talea. La riproduzione per divisione dei cespi può essere fatta in primavera, alla ripresa vegetativa (consigliata comunque ogni 3 anni per diradare i fusti e rinnovare il substrato).

La talea può invece essere fatta prelevando una porzione terminale di fusto di circa una decina di centimetri: le radici potranno spuntare in corrispondenza di un nodo sia in piena terra che in acqua (non dovranno essere presenti foglie nei punti a contatto con il liquido).

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