Selaginella lepidophyllaColtivazione 

Pianta della Resurrezione o (falsa) Rosa di Gerico: come coltivare la Selaginella lepidophylla

In vendita si presenta come una palla vegetale di colore marrone, beige o grigiastro, delle dimensioni di un pugno chiuso o poco più. Promette miracoli: basta metterla in acqua perché si apra e una pianta dall’aspetto simile a quello di una felce prosperi davanti ai nostri occhi. La chiamano “Pianta della resurrezione“, Rosa di Gerico o Rosa di Jericho, la commercializzano come “simbolo d’amore, prosperità, felicità e rinascita” per la sua capacità di tornare a nuova vita. In molti la scelgono come dono in occasione di nuove nascite.

Ma come fa questa pianta a rimanere “dormiente” nei cassetti per anni per poi aprirsi quando decidiamo di immergerla in un piattino con dell’acqua? Capiamolo insieme.

La falsa e la vera Rosa di Gerico

Iniziamo col dire che la miracolosa pianta in questione è la Selaginella lepidophylla, pianta perenne appartenente alla famiglia delle Selaginellaceae adattata ad habitat desertici (è originaria del deserto di Chihuahua che si estende tra gli Stati Uniti e il Messico). Questa specie di felce riesce a sopravvivere alla disidratazione quasi completa, per poi riaprirsi quando arriva a contatto con una maggiore umidità dell’aria o con l’acqua. Ecco perché la chiamano “la pianta della resurrezione“.

E’ improprio invece l’uso del nome “Rosa di Gerico“, che si riferisce invece all’Anastatica hierochuntica, pianta ancor più affascinante dal momento che a contatto con l’acqua lo scheletro vegetale si riempie di fiori: ma in quel caso non c’è nessuna resurrezione, solo un’alternanza vita/morte adattata ai climi desertici. L’Anastatica hierochuntica è infatti una specie annuale che muore all’inizio della stagione secca, quando per effetto della disidratazione i rami si ripiegano verso l’interno. La pianta si trasforma così in uno scrigno vegetale che custodisce i preziosi semi, sulla cui germinazione, al momento giusto, si basa la sopravvivenza stessa della specie. Le “braccia” di rami disperderanno i semi dormienti solo quando il clima sarà abbastanza umido. A poche ore da una pioggia battente, si vedranno spuntare nuove piante che si riempiranno di piccoli fiori bianchi. E il ciclo della vita ricomincia.

Un affascinante meccanismo di adattamento

Siamo abituati a pensare che la capacità di immagazzinare riserve idriche nei tessuti sia il principale meccanismo di adattamento ai climi siccitosi. Abbiamo familiarità con le succulente e non ci sorprendono più i loro fusti carnosi e le foglie trasformate in spine. Eppure questa felce ci dimostra che ci sono altre strade possibili, come quella di ridurre, quasi azzerare, il bisogno di acqua. Esistono circa 330 specie conosciute in tutto il mondo capaci di “trasformarsi” in caso di carenza idrica. La Selaginella lepidophylla in caso di siccità prolungata attiva una serie di processi metabolici che la preparano per la disidratazione, arrivando a sopportare una riduzione dell’idratazione dei tessuti fino al 95%! Grazie al 5% residuo, la pianta è in grado di sopravvivere e riattivarsi quando le condizioni si rivelano più propizie. Una sorta di “letargo idrico”.

In vendita troviamo quindi dei kit composti dalla “palla vegetale” e da un piattino (opzionale) in terracotta su cui “rianimarla” con dell’acqua. Nell’arco di 3 ore circa, si dovrebbe assistere all’apertura completa (le ore aumentano a seconda di quanto datato sia l’esemplare).

Arriviamo quindi a un punto dolente della commercializzazione di queste piante. Se la disidratazione è stata troppo rapida, o se vi è un’alternanza irregolare di condizioni di siccità e umidità, la pianta non ha il tempo di prepararsi a dovere a resistere allo stress idrico a cui è sottoposta. Allo stesso modo le capacità di seccarsi e riprendere a vivere possono scemare nel tempo e l’esemplare, dopo decine di volte in cui riesce ad alternare il disseccamento e la crescita vegetativa, non riesce più a riattivare le corrette funzioni metaboliche e a compiere la fotosintesi clorofilliana. Spesso le piante vengono prelevate con un taglio alla base che non garantisce il riformarsi dell’apparato radicale. Anche dopo la sua morte, però la pianta è in grado di aprirsi e richiudersi per effetto di quegli stessi meccanismi che ne garantivano la sopravvivenza nel corso degli anni.

Come si presenta la pianta nel suo habitat

Come coltivare la Selaginella lepidophylla

Nel caso la Selaginella lepidophylla sia ormai defunta, i consigli di coltivazione si azzerano: potrete godervi il meccanismo di apertura e chiusura della pianta e mostrarlo ai bambini, per introdurre un interessante meccanismo di adattamento frutto di milioni di anni di evoluzione.

Se la pianta è invece vitale, si può cercare di farla radicare. Una volta verificato il buono stato di salute della pianta si possono eliminare i rami morti, separare i rizomi (la palla si compone di vari rizomi combinati e tenuti uniti dall’intreccio orizzontale dei fusti) e interrarli in un substrato ben drenato. La coltivazione non è semplice perché risulta difficile bilanciare apporto idrico e umidità dell’aria per garantire i corretti cicli naturali. In presenza di terrario si può coltivarla con umidità dell’aria non inferiore al 70% e temperature tra i 16 e i 22 gradi. La moltiplicazione può avvenire per divisione dei rizomi e – molto raramente fuori dal suo habitat – grazie alle spore.

Come riconoscere una pianta vitale

Difficilmente le piante che si acquistano in Italia si rivelano ancora vitali, a differenza di quanto può avvenire negli USA, dove le piante vengono commercializzate in vaso. Capita di trovarne ancora in vita nelle fiere specializzate o da importatori inglesi od olandesi.

Le piante vitali presentano una volta riaperte la parte centrale verde brillante (segnale che può compiere la fotosintesi clorofilliana) e se adeguatamente coltivate possono crescere e prosperare. Le piante morte, che invece si aprono e si chiudono per azione meccanica, sono di colore marrone o verde molto scuro (che viverà poi in marrone nel corso del tempo), non crescono e non si rinnovano e – a differenza della vera Rosa di Gerico – non c’è modo di riprodurle. A seguire due foto: nella prima una pianta morta, nella seconda una ancora vitale. Entrambe hanno da poco effettuato il processo di reidratazione.

Selaginella lepidophylla

selaginella lepidophylla

Attenzione quindi anche in caso d’acquisto: una vera Rosa di Gerico ha un prezzo decisamente più elevato  – ed è molto più rara – di una Selaginella lepidophylla.

Ti potrebbe interessare anche...

Leave a Comment