Hibiscus rosa-sinensisColtivazione 

Il fascino tropicale dell’Hibiscus: syriacus e rosa-sinensis a confronto

Poche piante hanno il fascino esotico dell’hibiscus. Nell’inverno milanese, ad esempio, la sua fioritura mi faceva (quasi) dimenticare nebbia e gelo e mi regalava un frammento di estate e vacanze.

Il genere, che comprende oltre 650 specie, appartiene alla ricca famiglia delle Malvaceae. Molto interessante la distribuzione climatica, con specie rustiche e altre ben più “calorose” e la presenza di specie erbacee e specie decisamente legnose/arbustive. In tempi recenti sono stati inoltre introdotti moltissimi cultivar con fiori che si contraddistinguono per particolarità cromatiche (come il cangiante ‘Voodoo Queen’ o il particolarissimo ‘Tahitian Violet Rainbow’ – solo per citarne alcuni) o per le mutazioni dei petali, arrivando ad avere piante a fiori doppi, multipli o con arricciature sempre più originali (es. Hibiscus ‘Voila’).

L’evoluzione della fioritura di un Hibiscus rosa-sinensis

Passiamo quindi in rassegna le due specie più amate e conosciute con alcuni consigli di coltivazione “pratica” che potranno facilitare eventuali decisioni di acquisto.

Hibiscus syriacus

Bello, resistente al sole e alla siccità, poco soggetto a malattie e parassiti, decisamente rustico: c’è da stupirsi che sia tra le specie più utilizzate nel verde pubblico per la creazione di siepi o come esemplare unico? Già, perché a seconda delle potature, l’hibiscus syriacus si presta a diventare un bel cespuglio rotondo, una siepe o un alberello.

Iniziamo a introdurvelo con una particolarità legata al suo nome: anche in questo caso a battezzarlo fu Linneo, che però lo ritenne erroneamente originario della Siria, dove lo aveva avvistato in alcuni giardini (da cui il nome di “siriaco“). In realtà era stato importato dall’Asia, tanto che l’habitat originario si riconduce a Cina e India. Proprio per questo motivo, viene spesso chiamato “ibisco cinese” (alimentando confusione con un’altra specie – la rosa-sinensis). Se invece un anglofono vi dovesse menzionare un ‘Rose of Sharon‘… bene, sappiate che ancora una volta il protagonista è sempre lo stesso: l’hibiscus syriacus.

Passiamo invece alle note di coltivazione: è una pianta, come si diceva, estremamente resistente: ama il pieno sole – senza il quale la fioritura sarebbe penalizzata -, regge egregiamente il gelo arrivando a -20°C di sopportazione, non è soggetto a patologie e l’unico problema serio di parassiti si può verificare con gli afidi, che spesso prendono di mira boccioli e foglie in formazione.

Non è neppure molto esigente in fatto di terreno, basta che sia adeguatamente drenato. Il ph può variare, ma si dovrà prestare adeguata attenzione alla concentrazione di minerali e soprattutto ferro a disposizione della pianta: essendo molto generosa e con una fioritura prolungata, può trovarsi in sofferenza, soprattutto se mantenuto in vaso e innaffiato con acqua calcarea. In caso di clorosi ferrica, somministrando ferro chelato si risolverà il problema in poche settimane.

Se in passato l’hibiscus syriacus si trovava per lo più nella variante a fiore singolo di colore bianco o lilla, negli ultimi anni si è assistito a una profusione di nuovi cultivar dai fiori decisamente più particolari e appariscenti. A seguire ne riportiamo due per mostrare l’innovazione di fiore e foglie.

hibiscus syriacus
Hibiscus syriacus ‘Lady Stanley’
Hybiscus Syriacus variegato
Hybiscus syriacus variegato

Hibiscus rosa-sinensis

Condivide tutti i pregi già indicati per l’ibisco siriaco tranne uno, decisamente rilevante: non regge il gelo. Al di sotto dei 10°C la pianta perde le foglie, difficilmente riesce a superare una blanda gelata senza riportare gravi danni, in caso di freddo prolungato è condannata a morte. E’ il simbolo per eccellenza delle vacanze tropicali, sarà forse perché è il fiore nazionale delle Hawaii?

E’ quindi estremamente importante saper riconoscere l’hibiscus rosa-sinensis dal syriacus a colpo d’occhio, soprattutto per chi vive al nord Italia, dove le speranze di sopravvivenza all’aperto sono molto basse (a eccezione delle zone costiere o lacustri dove il clima è più mite). Il consiglio è di lasciar perdere i fiori (con tutti i cultivar in circolazione – solo nel caso del rosa-sinensis sono più di mille – non è indicativo) e concentrarsi sulle foglie per l’identificazione: se le foglie del rosa-sinensis sono di un bel verde lucido, dentate e acuminate, abbastanza coriacee, quelle dell’hibiscus syriacus hanno invece forma trilobata e margini blandamente seghettati. Impossibile sbagliare.

Foglie hibiscus a confronto
Ecco un confronto che spero possa facilitarvi l’identificazione. A sinistra l’hibiscus rosa-sinensis. A destra due cultivar di hibiscus syriacus. Notate la differenza di forma e colore delle foglie?

Al sud, nelle aree a clima più mite, può essere piantato all’esterno, dove diventa un bell’albero di circa 3 o 4 metri (nel suo habitat ideale in Cina, può raggiungere invece i 10 metri). La foto scelta per l’apertura del post ne è un esempio: la pianta della foto è stata fotografata nei dintorni di Sassari, dove prospera in piena terra, raggiungendo i 3 metri d’altezza.

Al nord le piante andranno necessariamente ritirate in casa o in luogo riparato dove possano sfuggire ai rigori dell’inverno. A parte l’occupazione non trascurabile dello spazio, in ambiente domestico sono un’ottima compagnia e non mancheranno di ringraziarvi con un’abbondante fioritura anche nei mesi in cui la natura sembra avere meno da offrire:

Fioritura invernale dell'hibiscus rosa-sinensis
Fioritura invernale dell’hibiscus rosa-sinensis. Ovvero, anche in casa può regalare soddisfazioni.

Ci sarebbe ancora molto da dire sugli hibiscus. Per non appesantire eccessivamente questo post, ne seguirà uno dedicato a coccineus, moschetous e ad altre specie erbacee decisamente interessanti. More to come!

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