Crassula 'Gollum'Coltivazione 

Crassula Hobbit / Gollum / Tolkien: coltivazione, caratteristiche e fioritura (FOTO)

Le Crassule ‘Hobbit’ e ‘Gollum’ sono due cultivar della famiglia delle Crassulacaee dall’aspetto decisamente insolito, le cui foglie succulente e lucide ricordano quanto a forma le orecchie dell’orco Shrek. Sono di facile coltivazione, poco esigenti in fatto di cure e substrato: delle piante perfette per posizioni in pieno sole od ombra parziale. Possono essere lasciate all’esterno tutto l’anno solo nei climi molto miti, ma le loro dimensioni contenute ne facilitano il ricovero all’interno.

Il gruppo Tolkien: ‘Hobbit’, ‘Gollum’, ‘Ladyfingers’ e ‘Red Coral’

Una domanda che ricorre spesso tra gli appassionati del genere è se la Crassula ‘Hobbit’ e la Crassula ‘Gollum’ siano la stessa pianta. Non tutte le fonti sono concordi a riguardo. Nel libro “Crassula a Grower’s Guide” di Gordon Rowley (edizione 2003) vengono riportati come sinonimi. In realtà la questione sembra più complessa di così. Partiamo dalle origini del cultivar, catalogato a partire dalla fine degli anni ’70: a lungo si è ritenuto si trattasse di un ibrido di Crassula ovata x Crassula lactea (habitat Africa meridionale e Madagascar), anche se oggi si ritiene più probabile una mutazione della sola Crassula ovata per effetto di batteri del genere mycoplasma (sulla capacità dei batteri di far mutare le piante inviato a leggere Come le piante hanno conquistato la Terra).

La prima di queste mutazioni, che poi proseguirono randomicamente nel corso dei decenni, viene descritta in Abbey Garden Cacti & Succulents Catalogue del 1979, dove fa la sua comparsa la Crassula portulacea ‘Hobit’ [refuso di ‘Hobbit‘]. Nel catalogo era riportata la descrizione della pianta ma non era presente alcuna illustrazione. Sappiamo che aveva dimensioni contenute, di circa 30 centimetri, ed era provvista di foglie a tubolare, per effetto di una peculiare fusione delle stesse. Un appassionato della saga fantasy de Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien, deve aver visto in quella “macchia verde bucherellata” il villaggio degli Hobbit – che vivono all’interno di grotte scavate nelle colline – e ha nominato così il primo ibrido del gruppo.

Il termine ‘Gollum‘ apparve per la prima volta nel catalogo Grigsby Nursery Wish Book del 1981, dove veniva riportata la descrizione ma nessuna foto di accompagnamento. La foto arrivò nell’edizione dell’anno successivo. Le mutazioni continuarono negli anni successivi. Si aggiunse il ‘Ladyfingers‘ (letteralmente ‘dita di donna’) e il particolarissimo ‘Red Coral‘. I quattro ibridi fanno tutti parte del Crassula ovata ‘Tolkien Group‘, anche se solo i primi due hanno nomi direttamente collegabili alla saga.

Crassula 'Gollum'
Una Crassula ‘Gollum’ mostrata nelle sue “metamorfosi” dovute alla crescita e all’esposizione solare, con le foglie che passano dal verde chiaro all’arancione-rosso e lo sviluppo della fioritura invernale.

Avendo sotto gli occhi tutti i cultivar si può notare le sottili differenze tra loro: a grandi linee potremmo dire che la ‘Hobbit’ (la mutazione più antica) ha fiori bianchi e foglie a tubolare, abbastanza armoniche e regolari tra loro in termini di lunghezza e larghezza; la ‘Gollum’ mostra una maggiore irregolarità a livello fogliare e presenta fiori bianchi che virano lievemente al rosa; il ‘Ladyfingers’ tra tutti ha le foglie più sottili e allungate, mentre il ‘Red Coral’ è il più riconoscibile per la marcata variegatura gialla che caratterizza le foglie.

Per semplicità si può quindi parlare genericamente di ‘gruppo Tolkien’ senza rischio di errore o smentita.

Coltivazione

Le Crassule ‘Hobbit’, ‘Gollum’ e ‘Ladyfingers’ amano le esposizioni soleggiate e i climi caldi e poco umidi. Nel caso le piante vengano irraggiate per molte ore, il colore virerà dal verde scuro al rosso mattone, assumendo un aspetto ancor più particolare (da evitare invece nel caso della ‘Red Coral’, le cui foglie variegate possono essere danneggiate da posizioni troppo assolate). Odiano i ristagni idrici, che possono far marcire i fusti carnosi a partire dal colletto. Temono il gelo, che danneggia i tessuti ricchi d’acqua causando perfino la morte della pianta. Soprattutto nelle regioni del Nord e Centro Italia, quando le temperature scendono stabilmente sotto i 10°C andranno ritirate in posizione riparata. Possono anche essere mantenute nel corso dell’inverno al chiuso, in locali non riscaldati e in quel caso l’attività vegetativa rallenterà notevolmente, evitando anche il rischio di eziolature.

La moltiplicazione può avvenire per talea di foglia o di ramo. Per favorire la radicazione, il substrato da utilizzare dovrà essere ben drenato (almeno 50% di inerti con granulometria mista, da incrementare in presenza di climi umidi). Andrà prelevata una porzione di fusto sano rimuovendolo in corrispondenza di un nodo o, in presenza di diametri maggiori, facendo un taglio preciso e pulito con una lama affilata disinfettata.

La fioritura è abbastanza rara nel caso delle piante coltivate nei nostri climi, ma comunque possibile alle giuste condizioni. Più le Crassule del gruppo Tolkien vengono esposte al sole durante l’estate, più possibilità avranno di fiorire una volta ritirate in casa, durante l’inverno. Le foto presenti in pagina sono relative, ad esempio, a una fioritura avvenuta a dicembre in un appartamento di Milano. Molto spesso, in ambiente domestico, i fiori non maturano completamente e si seccano prima di arrivare a formare le infiorescenze tipiche del Genere.

Non è soggetta a parassiti.

In caso di eccesso idrico la pianta può essere soggetta a marciume delle radici o del colletto (o più raramente in corrispondenza di un nodo o di un taglio dove è ristagnata dell’acqua). Si dovrà intervenire alle prime avvisaglie con un prodotto sistemico. Quando i funghi si saranno espansi al punto da rendere molle il fusto centrale, il danno sarà irreversibile. Non resterà che prendere una lama affilata e tagliare la pianta alla base, risalendo fino a trovare il fusto completamente pulito. A quel punto si dovrà appoggiare su un substrato ricco di inerti per favorire la radicazione.

Un altro problema – decisamente meno grave – che si può verificare con queste piante è la presenza di macchie sulla superficie delle foglie. Si tratta normalmente di ustioni dovute a:

  • collocazione prematura in pieno sole – ad esempio nel caso di piante tenute all’interno o provenienti da serra e poi esposte senza adeguata preparazione ai raggi solari, soprattutto nelle ore centrali della giornata;
  • effetto lente – dovuto alla presenza di vetri o altre superfici che riflettono la luce solare concentrandola;
  • presenza di sostanze sulla superficie delle foglie – nel caso delle succulente va in generale evitata la somministrazione di insetticidi o funghicidi spray, che in combinazione col sole causano danni sulla superficie delle foglie.

 

 

Ti potrebbe interessare anche...

Leave a Comment

Inline
Non perderti i prossimi aggiornamenti: seguici su Facebook!