Giardinaggio 

Il colore dei fiori: il blu

In natura i fiori blu sono rari e per alcune specie praticamente assenti. Pare che meno del 10% delle 280.000 specie di piante da fiore producano fiori blu.

Ancora oggi, nonostante i progressi nel campo della genetica e dell’ibridazione, sono spesso una pura utopia.
Se vi chiedessi di pensare a un fiore blu, quale sarebbe il primo a venirvi in mente?

Nel mio caso la risposta è facile: la rosa. Il motivo è da ricondurre a una bellissima poesia che lessi nei primi anni di scuola: “Come una rosa blu” (The blue Rose) di Gerda Klein, dedicata a Jenny, una bambina diversa da tutte le altre rose che affollano i giardini. Il tema è quello della disabilità, affrontato però con la bellissima metafora del fiore dal colore insolito.

Si fa presto a dire blu

Per spiegare a un bambino uno specifico colore e le sue infinite gradazioni, una modalità semplice e divertente è quella di fornirgli i tubetti di colori primari. Come esseri umani abbiamo un’idea quindi più o meno chiara di cosa sia il colore blu. Bene, nelle piante la situazione si complica, dal momento che l’equivalente del citato tubetto ha colore cangiante sulla base delle reazioni che vedono coinvolte il gruppo di flavonoidi chiamato antocianine, che hanno vari compiti, tra i quali quello – primario – di protezione dalle radiazioni ultra-violette.

Se acquistate un’ortensia blu e dopo qualche mese la fioritura vira al rosa, non pensiate che vi abbiano sostituito di nascosto la pianta: semplicemente le antocianine si stanno comportando in modo diverso in reazione alla variazione del PH. Anche a parità di PH, poi, il colore può variare e a seconda delle condizioni climatiche e di esposizione e per reazione ai metalli in circolo. Insomma, si fa presto a dire blu…

Il colore blu nelle foglie

Diverso il caso della pigmentazione blu nelle foglie, decisamente rara in natura (anche se oggi ci sono vari cultivar che puntano su questo colore). La si può riscontrare, ad esempio, su alcune felci o su piante tropicali da penombra. Una ricerca dell’università britannica di Bristol pubblicata sulla rivista Nature Plants sostiene che alcune piante, per adattarsi ad ambienti poveri di luce, siano state in grado di sviluppare dei cloroplasti inusuali, noti come iridoplasti: questi ultimi sono provvisti di strutture (chiamate tilacoidi) in grado di catturare e immagazzinare la poca luce disponibile. Sarebbero proprio i tilacoidi a dare questa curiosa colorazione blu alle foglie. Per approfondimenti sul tema, ecco il link alla ricerca.

Le piante in commercio

In commercio troviamo numerose piante blu, nelle infinite varianti offerte dalle reazioni e combinazioni delle antocianine: azzurro, viola intenso, blu profondo, indaco…

Negli ultimi anni sono stati ottenuti vari ibridi sorprendenti: si va dal gene che permetterà di ottenere la rosa blu al crisantemo blu (ottenuto – guarda caso – in Giappone, sul cui amore per questo genere di piante si è già parlato in un post precedente).

In natura il blu puro è una rarità. Vale quindi la pena di citare la bellissima Clitoria ternatea, originaria delle zone tropicali ed equatoriali dell’Asia ma che può essere coltivata anche alle nostre latitudini con relativo successo. Il suo colore è un blu intenso, il fiore è edibile e viene utilizzato nella cucina tradizionale per dare la sua caratteristica colorazione a bevande: molto popolare è ad esempio il the arricchito con questi fiori e il riso blu.

Per chi vuole avere delle macchie di colore blu in giardino consiglio per esposizioni assolate la clitoria ternatea o il plumbago (con la possibilità di estendersi su pergolati e graticci), a cespuglio invece il Ceratostigma o il Ceanotus.

Per esposizioni a mezz’ombra la graziosissima Lobelia.

Altre piante, di blu più o meno puro, che vale la pena di ricordare sono: Campanula, Fiordaliso, Ipomoea, Iris, Lithodora, Lobelia, Muscari.

Orchidee blu: vero e falso

Che differenza c’è tra una Vanda coerulea e una Phalaenopsis color indaco? Che la seconda è l’equivalente vegetale di un unicorno. Le Phalaenopsis vendute come blu sono in realtà a fiore bianco, che viene tinto artificialmente dall’interno.

Il trattamento prevede infatti iniezioni di colorante alla base dello stelo floreale durante la formazione dei fiori, che una volta aperti sfoggiano la tinta prevista. Qualche anno fa, quando è iniziata – su spinta dei grossisti esteri – la diffusione di queste piante “tinte dall’interno”, in molti non si sono accorti dell’inganno e hanno pensato si trattasse di un nuovo cultivar dall’aspetto insolito. I prezzi, non proprio bassi, hanno contribuito al fraintendimento. Peccato solo che la fioritura successiva si rivelasse sempre bianca, ovvero del colore naturale.

Controllate bene gli steli floreali al momento dell’acquisto: noterete i forellini attraverso i quali è stato applicato il colorante. Ovviamente il colorante usato può variare per ottenere anche tinte “metallizzate” o “fluorescenti”.

Ecco un video che mostra come la ricolorazione può avvenire anche in una modalità più “casalinga”:

Attenzione alle truffe

Il blu vegetale è raro nei fiori, a livello di fusti e foglie è rarissimo. Quando trovate in vendita – soprattutto su marketplace cinesi – semi o vasi di piante blu, non fidatevi troppo. Oggigiorno è fin troppo facile saturare immagini o modificare il bilanciamento dei colori per proporre una pianta sorprendente; in pochi minuti si possono ottenere risultati che gli ibridatori professionali non potrebbero sognare in decenni di lavoro. Risultati che però restano solo sulla carta, ovviamente.

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