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Balconi e terrazzi in pieno sole: consigli pratici di giardinaggio

I balconi in pieno sole rappresentano una sfida per qualsiasi pollice verde. Ecco alcuni consigli frutto di anni di pratica.

Se mi chiedessero di ideare una prova di giardinaggio estremo per eleggere il “Pollice verde d’Italia” non avrei dubbi: coltivare da marzo a ottobre una petunia in una balconetta su un terrazzino assolato di Milano. Se state pensando “masuvvia, una petunia, una pianta facilissima, ci potrebbe riuscire chiunque” appartenete all’invidiabile categoria che non ha mai dovuto scendere a patti col microclima del bagno turco.

Per coltivare una petunia (pianta facilissima, come dicevamo) con esposizione in pieno sole dall’alba al tramonto serve una tecnica quasi maniacale e una perseveranza quasi insensata per bilanciare:

  1. tipo di substrato: attenta selezione del terriccio considerando capacità di assorbimento ma anche di non impermeabilizzarsi o di non surriscaldarsi troppo facilmente (a nessuno piace il salotto con vista vasi in autocombustione);
  2. tipo di drenanti: ovvero cosa miscelare al terriccio per evitare i marciumi. La perlite è leggerissima e in quanto tale risale in superficie al primo temporale serio e vola dal vicino alla prima folata di vento, il lapillo è pesante e quindi non adeguato ai vasi sospesi, la sabbia troppo sottile tende a “cementificare” il pane di terra e così via;
  3. materiale del vaso: la terracotta è traspirante ma in quanto tale in estate si asciuga troppo rapidamente e ha un peso eccessivo per essere appesa a una ringhiera; la plastica trattiene di più l’umidità; la resina si surriscalda un po’ meno, è bella, leggera ma per niente economica;
  4. colore del vaso: sappiamo dalle elementari che il bianco riflette e il nero assorbe la luce e si surriscalda. Converrebbe quindi munirsi di vasi bianchi, se non fosse che non è il colore usato per i vasi professionali;
  5. innaffiature: come e quando farle. Irrigando poco le radici tenderanno a crescere superficialmente e si surriscalderanno con facilità; conviene innaffiare in profondità ma attenzione a non causare marciumi. Tante irrigazioni con acqua di rubinetto (=calcarea) alterano il ph del terreno, causando problemi più o meno marcati a seconda della tipologia di pianta.

Danni da calore estivo, cosa fare

Il caldo è più temibile del freddo: ti dà meno possibilità di rimediare agli errori. Questa lezione la imparai molti anni fa, dimenticando una pianta carnivora col sottovaso pieno d’acqua sul davanzale di una finestra esposta a sud. Era il 2003 e in quella stanza si sciolsero le candele decorative a causa delle temperature raggiunte (un gatto di cera col collo allungato smise per sempre di guardare avanti a sé e iniziò a fissarsi le ginocchia ). Entrando sentii uno strano odore di verdure cotte: scoprii così l’aroma di una dionea cotta al vapore. Furono sufficienti poche ore di distrazione per dire addio a una pianta che avevo da anni. Purtroppo alcuni errori sono irreparabili.

#Scottature

Anche le piante hanno bisogno di abituarsi al sole. Alcune, per loro natura, non si abitueranno mai. Ma partendo dal presupposto che abbiate scelto la pianta giusta per la vostra esposizione, può comunque capitare di notare scottature sulle foglie o sui fusti. Questo fenomeno può essere amplificato dalla presenza di vetrate o altre superfici riflettenti (che causano quindi un effetto lente concentrando i raggi solari in alcuni punti specifici) oppure dalla presenza di prodotti chimici vaporizzati. Soprattutto sulle succulente non applicate mai funghicidi o aficidi spray in piena estate: potreste trovare delle lesioni profonde sulle foglie.

#ColpoDiSecco

Può capitare che in estate, a causa anche dell’elevata traspirazione, le piante vadano incontro a un appassimento vistoso. Nel caso delle piante erbacee, spesso è possibile procedere a una bella irrigazione per recuperare la situazione: si mette il vaso in immersione per qualche ora, si toglie il sottovaso e nell’arco di una notte è già possibile notare una netta ripresa. Con arbusti e alberi può non essere così semplice e a volte i danni finiscono per interessare buona parte – se non tutta – la chioma. Cosa fare quindi in quei casi?

Foglie secche su abelia mosanensis
Danni da colpo d’estate su abelia mosanensis. In fase di rinvaso è stato poi appurato che le radici si erano sviluppate verso l’esterno, finendo a contatto con la plastica del vaso che finiva per scurriscaldarsi giornalmente.

Ecco come procedere nel caso un colpo di secco su piante a fusti legnosi:

  1. Mettere immediatamente la pianta in ombra, lontano da correnti d’aria;
  2. Innaffiate per bene (se il terreno è compatto mettete il vaso in immersione) senza far ristagnare acqua nel sottovaso e senza eccedere;
  3. Irrigate/vaporizzate la chioma (per le foglie secche non c’è speranza);
  4. Sospendete immediatamente eventuali concimazioni in corso;
  5. Monitorate la situazione per capire l’entità dei danni.

Non fatevi prendere dal panico e non “affogate” la pianta. Una foglia secca non effettua la traspirazione e quindi il consumo di acqua crolla a fronte di una diminuzione delle foglie attive nel processo di fotosintesi. Del resto è un meccanismo di difesa perfetto. L’errore, al massimo, è umano. Non continuate quindi a innaffiare perché:

  1. un substato in ombra si asciuga meno rapidamente di uno al sole;
  2. la traspirazione delle foglie si è fortemente ridotta;
  3. le radici secondarie, quelle più sottili, impegnate nell’assorbimento di acqua e sali minerali per i processi vitali, sono probabilmente compromesse.

Con le temperature elevate, le radici parzialmente morte e il substrato che rimane a lungo inzuppato, la vostra pianta rischia di non morire per il colpo di secco (che è naturalmente abituata a fronteggiare) ma per marciume. E, cosa ben peggiore, potreste scoprire per caso dopo anni di errori ripetuti che sarebbe bastato semplicemente far fare alla natura il suo corso per risolvere la situazione al meglio.

Nuove arrivate, cosa fare

Il periodo in cui si acquista una pianta è molto importante per garantirne una buona acclimatazione. Ho aggiunto piante alla mia collezione in ogni mese dell’anno e posso dire che il maggior numero di caduti l’ho registrato nel caso di new entry avvenute tra giugno e luglio. Il consiglio è di effettuare gli acquisti a marzo (molte delle offerte della GDO si concentrano proprio in questo mese, c’è quindi solo l’imbarazzo della scelta): è primavera, si può operare subito col rinvaso o con la messa a dimora, manca ancora qualche mese al caldo torrido e quindi le piante hanno tempo per abituarsi alla nuova posizione.

Che cosa può succedere a una pianta acquistata nei mesi estivi? Distinguiamo tra una pianta coltivata in vivaio e una di serra. Nel primo caso le condizioni di coltivazione già si avvicineranno a quelle che la vostra pianta andrà a sperimentare nella “vita vera”, al netto di alcune variabili a cui si dovrà prestare attenzione: quanto veniva irrigata e come, livelli di concimazione, esposizione. Una pianta coltivata in un vaso poggiato sul terreno in mezzo ad altre piante che in parte la ombreggiano e irrigata a pioggia ogni giorno dopo il tramonto avrà comunque uno shock nel momento in cui la metterete in un vaso sulle piastrelle arroventate del vostro terrazzo senza neppure un centimetro di ombra a disposizione. Andrà quindi trattata i primi tempi con molto riguardo.

Un fenomeno che può succedere alle piante acquistate in vivaio è l’infestazione da acari: questi microscopici ragnetti tanto dannosi quanto invisibili prolificano coi climi secchi. Se in vivaio possono essere tenuti sotto controllo anche grazie alle irrigazioni, sul vostro terrazzo arroventato potrebbero in poche settimane moltiplicarsi e mettere a rischio la vita della pianta. Un altro problema con gli acquisti estivi in vivaio è legato alla presenza dei classici vasi neri a uso professionale: se le radici hanno riempito tutto il pane di terra, mettendo la pianta in pieno sole si rischia il colpo di calore.

Nel caso di una pianta coltivata in serra, la situazione si complica ulteriormente, dal momento che è stata allevata in atmosfera protetta. Mettendola in pieno sole le probabilità di ustioni alle foglie sono altissime. Fate attenzione anche alle succulente: si potrebbe sottovalutare questo aspetto, eppure anche loro hanno bisogno di abituarsi gradualmente, pena lesioni alle foglie o ustioni permanenti ai fusti. Per le piante non esiste una crema solare, quindi vanno abituate a prendere un numero crescente di ore di sole.

Pentalogo del “balconauta” estremo:

  1. Una pianta non va mai innaffiata se non ne ha bisogno.
    Più si innaffia una pianta e più la si renderà schiava delle nostre cure. Un balconauta lungimirante è quello che opera per aumentare il livello di autonomia delle proprie piante, mettendole in condizione di auto-regolarsi (sempre ovviamente che il balcone sia esposto alle intemperie). Innaffiate nei momenti giusti: regolatevi in base ai vostri ritmi di vita e ricordate che è meglio qualche ora dopo il tramonto che al mattino.
  2. La pianta giusta per ogni balcone.
    Per attraversare il deserto vorreste un cammello e non una slitta con degli Alaskan Malamute; anche avete un balcone assolato lasciate stare rododendri e azalee, per quanto belli possano essere.
  3. Imparare a cogliere i segnali.
    Si dice che una pianta in vaso necessita al giorno di una quantità d’acqua pari a un terzo del volume del vaso. Si dice anche che coi vasi di terracotta c’è da innaffiare più spesso. E se c’è vento o comunque un’elevata ventilazione, l’acqua va maggiorata. I rampicanti/ricadenti proprio per questo sono delle idrovore. Nessuna di queste indicazioni vi metterà però al riparo dagli errori se non applicherete il buon senso del “balconauta”. Con un’occhiata è infatti possibile capire se una pianta ha qualche problema o se è assetata. Bisogna imparare a cogliere la carenza idrica a distanza attraverso il turgore di rami e foglie; oltre a questo ci si può allenare a riconoscere il livello di umidità del terreno dal peso del vaso o imparare a inserire in profondità un dito nel substrato per capire se le radici hanno disponibilità d’acqua o meno. Insomma, saper cogliere i segnali e capire lo stato di salute di una pianta è fondamentale, soprattutto se dimenticando un’irrigazione si rischia di perdere una pianta.
  4. Le radici prima di tutto.
    A seguito di un periodo di siccità una pianta può perdere buona parte delle foglie e tutti i fiori: è un meccanismo di difesa per ridurre la traspirazione. Basta però un colpo di calore in grado di “cuocere” le radici per uccidere un alberello o un arbusto vecchio di decenni. Salvaguardate quindi sempre le radici. Controllate ogni anno, soprattutto se utilizzate vasi di ridotte dimensioni, che non siano a contatto con la plastica, ma protette dal substrato. Acquistate un termometro per misurare la temperatura del terreno. Optate per sistemi di ombreggiatura: con molte piante vige la regola della chioma al sole, piede all’ombra. Evitate nei mesi più arroventati le concimazioni.
    Cercate di rialzare i vasi per evitare il contatto con le piastrelle arroventate. A questi link è possibile trovare le istruzioni per carrelli adatti proprio a tale scopo: Carrello rettangolareCarrello quadratoCarrello a due livelli.
  5. Non complicatevi la vita.
    Se volete conservare le piante a lungo, è importante che la loro coltivazione sia il meno artificiosa possibile. Capiterà sempre un periodo in cui si faticherà a innaffiare, non si potranno fare i rinvasi d’emergenza, non si potrà ombreggiare come necessario. In quei periodi si rischia di perdere il conto dei caduti. Permettete che sia la stessa pianta a contribuire a tenere fresche le proprie radici, optando per chiome più compatte e cespugliose rispetto a un portamento più aperto e arioso. Cercate di limitare la traspirazione il più possibile.

Pensiamo al punto 5 e torniamo alla nostra petunia. Alla fine, con impegno e dedizione, si può riuscire a coltivarla in condizioni estreme, ve lo posso garantire. Però vi garantisco anche che – al netto della passione, della testardaggine e dell’esercizio di tecnica – non ne vale la pena. Per questo motivo dedicherò una serie di post a piante che si possono coltivare con buoni risultati anche su balconi e terrazzini assolati. Piante che non solo amano il pieno sole ma che riescono anche a resistere all’umidità e al freddo del Nord Italia.

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