Bricolage 

Come restaurare un vecchio arazzo

Dare nuova vita a un oggetto con una sua storia dà grandi soddisfazioni. Restaurare un vecchio arazzo per arricchire una parete le prolungherà per anni.

Vendo arazzo raffigurante famiglia di cervi compreso di cornice“.

Quando ho letto per caso questo annuncio ho avuto un déjà-vu. Qualche anno fa, più o meno la stessa foto e descrizione ha finito per portarmi ad acquistare un arazzo dimenticato in un magazzino polveroso.

Ed eccoli lì, quasi in comparazione diretta su Google Images: in sesta posizione il nuovo annuncio, in ottava la foto del mio acquisto. Non che avessi molti dubbi che si trattasse di una produzione industriale su larga scala. Ma la coincidenza è stata comunque curiosa.

Ho quindi pensato di raccontare la mia esperienza di recupero amatoriale. Ma prima, una nota di colore sulla sua storia: dopo essere stato relegato per anni in un magazzino dove era finito per mancanza di spazio (parliamo di un ingombro di oltre 3 metri per uno e mezzo) è stato messo in vendita, assieme ad altre decine e decine di oggetti, quando il proprietario decise di svuotare il locale.

A spingermi verso uno degli acquisti più irrazionali della mia storia, giocò un ruolo chiave il fatto di aver appena concluso una vacanza in Scozia in cui il mio unico rammarico era stato di non aver preso un souvenir con l’effige del cervo rosso. Cercando un arazzo per arredare una parete enorme e vuota, ne avevo trovati ben 5.

Coincidenze, si diceva sopra.

Al momento dell’acquisto l’arazzo era coperto di polvere (polvere di smog, che ha una resistenza alla pulizia che solo chi ha le vetrate che affacciano su una statale più capire). I colori erano spenti, in alcuni punti più di altri. La cornice era molto danneggiata, tanto da far ritenere all’inizio abbastanza improbabile un recupero.

Intervento #1: Pulizia profonda e sistemazione trama

Per rendere l’idea di quanta polvere (anzi, di quante polveri sottili) si fosse depositata sull’arazzo nel corso degli anni di abbandono, sarebbe bastato mostrare le mani in modalità “spazzacamino” dopo il trasporto, oppure la fuliggine che è apparsa sul pavimento ocra quando è stato appoggiato provvisoriamente a una parete. Purtroppo in quel momento a nessuno dei presenti è venuto in mente di scattare una foto, ma spero che la descrizione sia abbastanza vivida da rendere l’idea.

La pulizia è iniziata togliendolo dalla cornice e facendo almeno una decina di sessioni di aspirapolvere alla massima potenza sul fronte e sul retro dell’arazzo. E’ stato poi più volte portato all’esterno e trattato col battitappeti, oltre a essere lasciato all’aria per fargli perdere il caratteristico odore di cripta. I colori sono tornati nuovamente luminosi e le fibre acriliche hanno mostrato la loro brillantezza al sole. Era pronto per l’igienizzazione.

Ho quindi utilizzato un antibatterico per moquettes e tappeti che andava spruzzato sulla superficie, grattato con una spazzola umida e rimosso con l’aspirapolvere una volta asciutto. Ho continuato finché la spazzola non è uscita perfettamente bianca dall’intervento. Risultato: i colori erano ancora più vividi, l’odore di cripta era stato sostituito da un buon profumo di “pulito”.

Come ultima azione ho sistemato con un uncinetto i fili tirati e i punti della trama che avevano subito i maggiori danni. Alla fine i danni non erano più visibili.

Intervento #2: Recupero della cornice

Intervento meno noioso ma di certo più complesso del precedente, a cui si è sommata la scomodità di sistemare e verniciare in casa una cornice lunga 3 metri e larga un metro e mezzo. Però ne è valsa la pena. La cornice, costituita da un bel legno di noce seppur con qualche graffico e ammaccatura, era arricchita da decorazioni in stucco: un motivo geometrico nel bordo più interno e un motivo fogliaceo all’esterno, purtroppo entrambi molto danneggiati. Se nel caso del motivo interno con un po’ di manualità si poteva cercare di ripristinare i punti perduti ricreandoli quasi alla perfezione, per l’esterno la situazione era molto più complessa. Ho quindi optato, alla fine, per l’eliminazione totale dello stucco a motivo floreale (che rendeva al tempo stesso più vintage la cornice) sostituendolo con una semplicissima spina in legno, adeguatamente levigata. Sono seguiti i ritocchi con lo stucco, un passaggio di carta vetrata a grana molto fine e una doppia mano di smalto bianco (all’acqua, dovendo dipingere in casa) per uniformare il colore.

Ecco la cornice una volta completato l’intervento.
Il dettaglio del motivo geometrico in stucco originale e quello ricreato (riconoscibile, guardando con attenzione, per la presenza di linee a confine dei pezzi aggiunti).
Il motivo floreale esterno è stato completamente sostituito da una “spina” di legno levigata.

Non resta quindi che mostrare il risultato finale. Dopo quasi un paio di mesi tra pulizia e bricolage di recupero, l’arazzo è tornato dopo chissà quanti anni a fare bella mostra di sé su una parete.

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