Eva Kot’átková - Hangar BicoccaAppunti d'Arte 

Eva Kot’átková – Sogni e ossessioni diventano arte

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Andare all’Hangar Bicocca per vedere la mostra di Lucio Fontana e sentirmi come Alice nel Paese delle Meraviglie attraversando un tunnel che porta in una realtà parallela – ma in cui la regia sembra affidata a Tim Burton. Parlo della mostra di Eva Kot’átková “The Dream Machine is Asleep”. In esposizione opere precedenti dell’artista assieme a installazioni realizzate appositamente per i grandi spazi dello Shed (a tal proposito, consiglio questa intervista ad Artribune in cui spiega come ha affrontato questa sfida titanica).

Dal canto mio, approcciando la mostra senza aspettative o preconcetti, la sorpresa è diventata parte integrante dell’esperienza. Al punto da volerla condividere.

Si comincia appunto con il tunnel, “Stomach of the World” (2017) che trasforma lo spazio dello Shed nelle viscere di un organismo vivente, fatto di ricordi, ossessioni, pensieri e sogni. Uno spazio colorato, ricco di suggestioni, dominato da grandi installazioni e da un gigantesco letto da cui è possibile guardare dall’alto l’intero allestimento.

Eva Kot’átková - Hangar Bicocca
Eva Kot’átková – Stomach of the World @HangarBicocca

Opere con cui rapportarsi e “giocare”, come i libri alti due metri in cui si può entrare o la poltrona da barbiere con tanto di capelli tagliati a terra, sopra la quale vari oggetti fluttuano grazie a fili rossi. Alzare lo sguardo e scoprire sopra la mia testa delle scintillanti forbici aperte che non avevo minimamente notato prima di sedermi mi ha causato un’inquietudine superiore a quella generata dall’apparizione di Sweeney Todd…

Eva Kot’átková - Hangar Bicocca
Eva Kot’átková – Diary no.3 (I Machine) + Stomach of the World @HangarBicocca
Eva Kot’átková - Hangar Bicocca - Diary no.3
Eva Kot’átková – Diary no.3 (I Machine) @HangarBicocca

A incantarmi è stato però l’insieme di opere in ferro che passano sotto il titolo di Heads. Inizialmente non le avevo comprese ma poi, quando mi è caduto l’occhio su una piccola scritta sul pavimento, tutto si è chiarito. E ho apprezzato come l’artista sia riuscita a dare forma ai nostri incubi, alle nostre ossessioni e alla parte più oscura del nostro cervello: di come abbia dato forma a stati d’animo astratti con un materiale pesante e concreto come il ferro, che però finisce quasi per galleggiare nello spazio grazie a forme essenziali e giochi di ombre.

Chi soffre d’insonnia, ad esempio, capità istantamente questa forma appuntita su un cuscino:

Eva Kot’átková - Hangar Bicocca - Nervous Head
Eva Kot’átková – Nervous Head (Insomnia) @HangarBicocca

Quello che in un primo momento mi sembrava un polipo, è improvvisamente diventato un uomo a due facce semplicemente notando il nome dell’opera: “Schizophrenia”.

Eva Kot’átková - Hangar Bicocca - Incoherent Head
Eva Kot’átková – Incoherent Head (Schizophrenia) @HangarBicocca

Quasi in conclusione della mostra, una testa che fagocita libri di ogni genere e complessità, al punto da intasare il proprio spazio vitale: è “Overwork”.

Eva Kot’átková - Hangar Bicocca - Curious Head
Eva Kot’átková – Curious Head (Overwork) @HangarBicocca

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